QUANDO RACCONTO…

Mi piace raccontare storie nelle serate invernali seduta davanti al fuoco insieme agli amici. Sono storie che mi vengono dalla fantasia e più spesso dalla voglia di narrare pensieri, immagini, ricordi. Eccone una. Non ha titolo. È solo una storia.

Ho incontrato una donna seduta in riva al mare. Veniva da un mondo lontano dove il tempo s’era fermato e tutto, intorno, stagnava in un immoto silenzio. Solo le onde del mare, verdi e trasparenti, si muovevano ritmando le ore e le stagioni

Era bella la donna, d’età avanzata, e di esperienza. Portava con sé tre cose: la memoria del tempo, un cuore d’amore, il desiderio di vita. Aveva vagato instancabile per monti e per mari, per campagne e città, cercando fra i vivi qualcuno da amare per continuare a vivere e a ricordare. Passava in mezzo alle folle e mostrava i suoi doni, rincorrendo ogni tanto chi potesse ascoltarla, l’accogliesse tra le sue braccia, le tenesse desta la vita. Quando qualcuno si fermava, si denudava il petto e gli mostrava il suo cuore.

-Sei triste, sei solo, diceva l’incantatrice, ti posso amare.

Quello allungava la mano, palpava il cuore gonfio d’amore, ma la ritraeva subito, spaventato, poi spariva senza lasciare traccia di sé. La donna intristiva e diventava sempre più vecchia. Stava dicendosi addio quando incontrò un uomo dalla lingua sciolta e lo sguardo vivace. Si innamorò dell’amore di lei e la travolse in uno smisurato desiderio di darsi. L’uomo lasciò casa e famiglia e vissero insieme, incuranti delle sofferenze che seminavano sulla loro strada. L’amore si fermò in mezzo a loro per una breve eternità. Invecchiò, si deteriorò, sfiorì sotto l’incuria del tempo e avvilì i due amanti. L’uomo preferiva sedere la sera davanti alla porta a contare le stelle o a sognare soste in deserti sahariani, affollati di danzatrici velate, svelanti caldi piaceri. La donna non cucinava più saporite minestre e presto smise di fargli anche il caffè. Se ne tornò alla sua solitudine.

Un giorno rincorse un bambino che passava di lì.

-Fermati, gli disse, ti racconto una storia, voglio donarti un po’ di passato. Guarda avanti a te – cominciò- ma ricordati di questo, di questo, e di quest’altro.

Il bambino si svincolò da lei e fuggì via incontro al futuro, dimenticando subito quel passato che non gli apparteneva. Poco tempo dopo davanti a lei si fermò un’altra  donna, giovane e infelice. Aveva il cuore ferito e sanguinante. Se lo teneva stretto tra le mani per non perderlo. L’incantatrice la guardò diritta in fondo agli occhi e la sentì affamata dell’amore perduto. Le medicò il cuore con sagge parole di perdono e di speranza. -Va’, le disse, dimentica colui che ti ha abbandonata. Va’ verso volti nuovi, incontra altri sguardi. Chiama con quanta forza ti resta la carezza profonda di un nuovo amore. E sarai felice ancora.

La donna sdegnata si allontanò da lei e per non mentire e se stessa si gettò nel fiume, annullandosi nella morte piuttosto che tradire il suo cuore.

Passavano gli anni e giorno dopo giorno la vecchia donna, affranta e sconfitta, si spegneva nella sua inutilità. Dimenticò lo scopo del suo vagare. Si sedette in riva al mare in attesa. Aspettò mille anni e poi altri mille. Ormai, lo sguardo perso dentro le onde, non distingueva più il cielo dalla terra e le navi passavano lontane e piccole come uccelli d’acqua. Si sentiva vicina a morire, delusa e piena di solitudine, quando un giorno sul far del tramonto si accostò una nave e da una scialuppa scese un vecchio marinaio. Tornava a casa dopo essere stato a lungo in giro per il mondo: aveva la pelle arsa dal vento e cotta dal sole di cieli stranieri. Gli occhi tristi conservavano l’ardore dell’avventura. Come mise piede a terra si inginocchiò levandosi il berretto, e pregò l’Onnipotente di fargli ritrovare la strada di casa e i ricordi della sua vita passata, assopiti tra le lenzuola di amori comprati a basso prezzo o smarriti in mezzo alle bufere marine. Vide poco lontano la vecchia donna seduta e ormai quasi spenta. Le si accostò e le diede un sorso d’acqua della sua borraccia, poi si sedette accanto a lei e le chiese se era del luogo, se conosceva la donna che aveva  amato da giovane, e che aveva abbandonato per seguire il richiamo del mare. La vecchia con grandissimo sforzo alzò gli occhi su di lui e vide nelle sue pupille, slavate dal sale, l’immagine di una ragazza bionda e bella dal viso triste e disperato e con il cuore sanguinante chiuso tra le mani. Ricordò e, mentre una lacrima affiorava dalle palpebre infossate, raccontò al vecchio della donna che tanti anni prima lo andava cercando disperata. Le sue lacrime, ora copiose, scendevano lungo le guancia rugosa, prima assorbendosi nella sabbia, poi, diventate fiume correndo verso il mare. Così il vecchio marinaio seppe che la sua donna abbandonata, era morta di dolore. Chinò la testa e soffocò un singhiozzo. Avrebbe dato i giorni che gli restavano per poterla rivedere ancora una volta e chiederle perdono. Parlava lento e amaro: – Lei mi aspettava la sera con un fiore nei capelli sul cancello dell’orto. L’aria profumava di gelsomino. Io ero solo un povero pescatore, bello e robusto. Piacevo alle donne, giovani e vecchie. Lei era diversa: piena di passione mi guardava timida quando le passavo davanti. E una sera mi fermai. Si lasciò prendere una mano, fare una carezza, baciare sui capelli. Arrossiva quieta e gentile senza ritrosia. Ci innamorammo e ogni luogo appartato proteggeva il nostro amore. Quando seppi che aspettava un bambino presi paura e scappai. Non seppi più nulla di lei. Ho perso le sue tracce. Puoi dirmi, se tu lo sai, che cosa ne fu di lei? Con voce tremante la vecchia gli raccontò della donna fedele all’amore fino al sacrificio supremo.

– Continuò a cercarti- raccontava la vecchia, quasi animandosi al suono ormai dimenticato della sua voce- portando avanti e indietro il suo cuore ferito. Non volle essere consolata. Una notte non tornò più. Al mattino sulle rive del fiume fu trovato un bambino appena nato che ancora non sa chi è sua madre, né suo padre. Non cercarlo, non ha più bisogno ora di te.

Il vecchio marinaio si sentì rompere dentro, come se il fuoco di una bombarda lo avesse colpito in pieno petto. Seppe in quel momento che aveva perduto la sua partita con la vita. Seppe che non c’era sulla terra nessun posto dove poter andare. Nessuno lo aspettava. Ciò che di lui era rimasto non era per lui.

– Ascolta le parole del fiume imbevute di lacrime, ti parleranno di lei- terminò la vecchia.

Il marinaio ascoltò e, seguendo la voce del fiume, arrivò fino al mare da dove non tornò più. Non sappiamo se dentro le onde incontrò di nuovo la donna che cercava, ma siamo certi che in fondo a tutti i mari c’è un cuore di donna che batte per il marinaio che l’ha abbandonata. È la che attende il suo ritorno.

La vecchia donna rimase ancora qualche tempo assorta nei suoi pesanti pensieri. Sentiva che la sua ora era vicina. Avrebbe voluto riannodare i fili delle storie sospese, rivedere volti amati, ritrovare il senso del suo stare nel mondo. Per uno sguardo d’amore avrebbe barattato il cuore, buttato via la memoria del tempo e rinnegato il desiderio di vita. Bramosi e pieni di cupidigia si fermarono uno dopo l’altro tre uomini e a ognuno di essi chiese uno sguardo d’amore in cambio dei suoi tesori. Quando non ebbe più niente da dare capì che non avrebbe più potuto ricomporre i disegni del destino. Davanti a lei non si fermava più nessuno. Sola nell’universo percepiva tutta la sua nullità e desiderava confondersi con le spore dell’aria fino a dissolversi in esse. Ma un giorno un giovane venendo da laggiù le si avvicinò, silenzioso e leggero, camminando sulla sabbia. Aveva sulle spalle una sacca e ai piedi i calzari del pellegrino. Gli brillava negli occhi una fiamma. Si sedette accanto a lei e cominciò a guardarla. Dolcemente. Intensamente. La donna raccogliendo le sue ultime forze alzò le palpebre intorpidite e incontrò i suoi occhi e vi lesse l’amore, la vita e la memoria del tempo. Si stupì profondamente di quello che vedeva. E non capiva. Il giovane non parlava, solo la guardava. E lei si sentì rinascere sotto il suo sguardo e si lasciò frugare, toccare, penetrare fin nell’intimo dell’anima sua. Le parole passavano attraverso i loro sguardi incrociati senza toccare l’aria:

– Chi ti ha mandato?

– Tu mi hai chiamato.

– Ti attendevo da tanto.

– Sono qui.

– Da dove vieni?

– Dal fondo del tempo.

– Lasciati guardare.

– Eccomi.

– Sei bella.

– Amami.

– Ti amo da sempre.

– Eri nel mio cuore.

– Io sono il tuo cuore.

Si sentiva la donna giovane e bella come non ricordava di essere mai stata. Il giovane portava con sé tutta la vita e la luce del mondo. Ed era pieno d’amore per lei.

Senza toccarla l’avviluppò in un caldo abbraccio e se la portò nel luogo da dove era venuto.

Nel mattino di primo autunno sulla spiaggia solitaria orme parallele di piedi invisibili calpestavano leggeri la sabbia bagnata dal mare allontanandosi dalla riva.

Io le vidi, e quando tornai a casa mi guardai nello specchio e seppi di non aver sognato.

Lavagno, 27 aprile 2000                                                        Elisa Zoppei

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